Genova 22 Dicembre 2006

 

 

 

Cari compagni,

Uniti contro Bush Laden è un documento stimolante, ma che ha ancora molto da approfondire, se vuol dare un panorama completo dell’attualità imperialista dominante in cui noi viviamo, con tutte le contraddizioni che sono emerse in questi ultimi anni, a causa anche e soprattutto del venir meno del campo dei paesi socialisti, tra cui noi pensiamo facessero parte non solo i membri del Patto di Varsavia, ma con sfumature, contraddizioni e incomprensioni anche paesi come la Cina di Mao, la Corea del Nord, Cuba e l’Albania di Enver Hoxa. Noi pensiamo che un secolo di lotte e di storia non devono essere buttati via come sta facendo il falso partito comunista di Bertinotti, ma occorre elaborare una piattaforma comune a tutte le variegate e frazionate aree m-l per dare vita, nel prossimo futuro, ad un partito comunista marxista-leninista, che abbia nel suo statuto il riferimento non solo a Marx e Engels, quali fondatori principali della dottrina del comunismo scientifico; ma anche il gigante Lenin, che ha saputo mettere in pratica politica e rivoluzionaria la teoria di Marx e di Engels; al grande Stalin, che ha saputo respingere l’assedio imperialista posto attorno al paese dei Soviet e ha saputo vincere il nazi-fascismo, espandendo il socialismo nell’Europa Orientale; noi poi crediamo sia utile fare tesoro, per la costruzione di un partito comunista in Italia, degli insegnamenti e dell’analisi di Gramsi. Al tempo stesso non possiamo dimenticare il grande contributo dato dal compagno Mao e, anche se ad un livello inferiore, ma con un certo rilievo locale, la grandezza di Hoxa e di Kim Il Sung, di cui oggi il figlio ne è un degno e fedele erede, nonché innovatore. In Sudamerica occorre ricordare il grande contributo dato nella lotta antimperialista da Cuba Rivoluzionaria guidata da Fidel Castro, assieme a Camillo Cienfuegos e Ernesto Che Guevara. Nonostante la fallimentare dottrina fuochista del guerrigliero eroico, che ha fatto la stessa fine del grande genio militare che era stato per il nostro Risorgimento Pisacane, Che Guevara ha dimostrato tutta la sua limitatezza di tattica politica sbagliando la valutazione della consapevolezza rivoluzionaria dei contadini boliviani e ciò gli è stato fatale. Sugli errori del Che hanno saputo costruire e resistere in Latinamerica due guerriglie a loro modo diverse e operanti in due contesti soco politici differenti: le FARC colombiane del grande stratega e militare Tirofijo Merulanda e il Partito Comunista del Perù, (noto col nome datogli dai giornali borghesi di Sendero Luminoso), grazie all’abilità ideologica e organizzativa del carismatico politico Dr. Abimael Guzmán (Presidente Gonzalo). Gli insegnamenti di Lenin e Mao e l’esperienza peruviana hanno ispirato l’attuale Rivoluzione Nepalese, che sino ad oggi è risultata vincente in un contesto terzomondista. Nei paesi dove il lavoro politico e ideologico si è radicato nelle masse come in Corea del Nord, a Cuba, nel Nepal e all’interno della guerriglia colombiana e nelle vaste zone interne del Perù, grazie al proselitismo ideologico dei compagni senderisti, gli stati e le guerriglie comuniste hanno saputo resistere alla caduta dei paesi socialisti e sono sopravvissuti e in piena attività sino ai nostri giorni. Là dove non si è fatto il necessario lavoro politico e ideologico, al primo scricchiolio del blocco sovietico, si è pensato bene di cambiare nome al partito, e, come in Italia, si è subito abbracciato l’ideologia neo liberista. Ben presto si è utilizzato il partito per farne una delle diverse macchine utilizzate dal potere economico borghese. Il blocco socialista è caduto, perché, con gradualità, in URSS, dopo la morte di Stalin, si sono succeduti al potere gruppi e ceti che non erano più comunisti e hanno logorato il sistema sino al suo scioglimento, per poter liberare, in un paese ricco e vasto come l’URSS, tutti quegli enormi capitali che un ceto dominante ai vertici del PCUS aveva accumulato in decenni di potere politico ed economico assoluto. Di pari passo ciò è avvenuto di riflesso, con gradi diversi, un po’ in tutti i paesi socialisti dell’Est Europa. In Cina, dopo la morte di Mao, la destra capitalista all’interno del partito comunista, guidata da Deng Xiao Ping, ha fatto le cose più in fretta e meglio che in URSS, mantenendo, con l’accentramento e l’unicità partitica, un controllo totale sul vasto paese, dimostrando come il revisionismo moderno anticomunista possa evolversi nel post comunismo in due modi diversi: con la distruzione del sistema socialista per liberare le energie capitaliste latenti nella precedente società socialista e dar vita ad una realtà politica frantumata, con borghesie compratore locali mafiosi assai potenti, che dilapidano le risorse energetiche dei paesi dell’ex URSS, spesso scontrandosi tra loro in guerre locali assai violente, oppure, come in Cina, consolidare ulteriormente il potere del partito e servirsi di esso per realizzare uno stato capitalista razionalizzato e programmato a guida borghese, ma lasciando inalterate le strutture della rivoluzione esautorandole del loro significato originario per farne uno strumento della nuova classe capitalista al potere, spingendosi nell’attuale mondo moderno al controllo dei mercati mondiali, sfruttando, come i capitalisti dell’Ottocento, il lavoro di milioni di cinesi sottopagati con orari bestiali, proprio una situazione all’esatto opposto di quella per cui aveva lottato vittoriosamente il popolo cinese guidato da Mao e da quel Partito Comunista che ora è in mano ad una corporazione di potenti politici-imprenditori. Noi pensiamo che il revisionismo iniziato con Kruscëv è stato deleterio ed è stato l’inizio di un graduale e costante decadimento delle società sorte dal comunismo, anche se l’onda lunga della spinta propulsiva dell’Ottobre Rosso era ancora viva negli anni 60, con Cuba e la Cina e giunge sino agli anni 80, alcuni anni dopo la vittoria eroica antiimperialista del popolo vietnamita contro l’imperialismo USA, grazie anche alla guida di Ho Chi Min.

Oggi crediamo sia necessario fondare un nuovo Partito Comunista Marxista-Leninista, di ispirazione maoista, che sappia valorizzare la storia del comunismo del Novecento in tutti i suoi aspetti. Il nuovo partito dovrebbe essere naturalmente antifascista, prediligere la democrazia nell’accezione del centralismo democratico e non nell’accozzaglia assemblearista del partecipativo, perché ciò implica la partecipazione alle decisioni di tutti, anche dei borghesi. La democrazia partecipativa è una altra grande baggianata, inventata dal fantomatico e poco serio movimento no-global, per cercare di dare legittimità ad una sorta di degenerato assemblearismo sessantottino, dove prevale solo chi è più furbo e sa raccontare le cose in maniera più convincente, ma non è certo con questo poco incisivo modo di fare che riusciremo ad andare da qualche parte. Certo, i movimenti e i movimenti d’opinione sono molto importanti e faremmo un grave errore non tenerne nel dovuto conto, ma la fantomatica democrazia partecipativa di cui si riempiono la bocca i moderni “sinistri” del nostro paese non ha nulla a che fare con la democrazia popolare, né tanto meno col centralismo democratico, che è una prassi proletaria leninista che sempre dovremmo applicare nel futuro partito che dobbiamo e vogliamo fondare per far fronte alle questioni del nostro tempo, ma soprattutto per fornire alla classe operaia e lavoratrice del nostro paese uno strumento con cui portare avanti rivendicazioni di vita di lavoro che sono all’ordine del giorno nella nostra società.

Importante è porsi contro la guerra imperialista che si sta conducendo in Medio Oriente, anche perché sottrae risorse al paese in termini di sanità, contenimenti salariali e scuole scadenti, in cambio di immensi fondi e risorse destinate alla guerra per gli affari della borghesia imperialista che domina il paese con la falsa alternanza politica Prodi-Berlusconi. La guerra imperialistica, legittimata come guerra al terrorismo, ma alle cui giustificazioni non crede più nessuno e anche gran parte dell’opinione pubblica mondiale se ne è resa conto delle bugie che l’hanno sorretta, ha aperto in questi ultimi mesi un altro fronte. Al fronte Orientale in Afghanistan e a quello Centrale in Iraq, gli USA e alleati che stanno perdendo terreno vistosamente in entrambi questi due fronti, ne hanno cercato di aprirne un terzo ad Occidente, con l’aiuto dei loro amici di Israele, per cercare di allentare la morsa in cui stanno cadendo gli anglo-americani in Iraq e Afghanistan. A questo si spiega l’intervento violentissimo contro il Libano e le zizzanie abilmente orchestrate dentro i palestinesi. Gli USA e alleati sono in grande difficoltà e stanno rischiando di perdere la guerra in Iraq e in Afghanistan. Vistosi perduti, hanno cercato di aprire un altro fronte a Ovest, perché così gli Hezbollah e i militanti di Hamas sono impegnati militarmente a casa loro ed è impedito loro di partecipare e aiutare i loro alleati in Iraq. I fatti di questi due ultimi mesi stanno a dimostrare ancora di più le grandi difficoltà in cui si sono impantanati USA e Gran Bretagna. Inoltre, non sono ancora riusciti a prendere il petrolio come desideravano e che è il principale motivo per cui hanno scatenato la guerra all’Iraq. Di fronte a questi fatti è nostro compito solidarizzare con i patrioti della resistenza irakena e con i palestinesi, perché mettano fine alle loro diatribe interne, facendo capire loro che così facendo fanno solo il gioco dell’imperialismo sionista. Dall’altra dobbiamo rifiutare tutta quella maniera perbenista e salottiera dell’equidistanza che ha assunto Rifondazione nei confronti della questione palestinese e dire una volta per tutti chi è lo stato di Israele che sta recitando il ruolo del nazista di turno nell’area mediorientale. Non solo, Israele ha l’atomica e questo dovrebbe spingere gli USA a chiedere di disarmarsi al pari di ciò che viene chiesto all’Iran. Sulla vicenda atomica sono convinto che se si disarmerà Israele delle sue atomiche, allora anche l’Iran dovrà disarmarsi, perché non avrà più nessuna giustificazione di volere l’atomica di fronte al mondo arabo. Riguardo poi alla controversa questione dell’atomica nordcoreana, noi riteniamo, pur sapendo quanto sia pericoloso il proliferare di armi atomiche tra i paesi in via di sviluppo, che la Corea del Nord ha fatto bene a dotarsi dell’arma atomica, perché il suo presidente e il partito comunista al potere stanno abilmente giocando la carta della bomba atomica per poter ritornare negoziare con l’imperialismo per uscire dal grave isolamento in cui si è venuta a trovare dopo il crollo del blocco socialista e il voltafaccia borghese del vicino sistema cinese. Kim Jong Il ha voluto anche dimostrare che se l’arma possono avercela senza problemi amici degli USA, come il Pachistan o l’India, non si vede perché non possa anche avercela la Corea del Nord. L’entrata della Corea del Nord nel circolo dei possessori della bomba atomica, che ha fatto gridare allo scandalo tutte le forze politiche italiane, anche quelle più radicali e che si autodefiniscono comuniste, è un gesto legittimo di uno stato indipendente che deve dimostrare agli imperialisti USA di sapersi adeguatamente difendere, per non dover soccombere, come la Jugoslavia o l’Iraq, ad un attacco preventivo USA.

La difesa di Cuba, della Rivoluzione Nord Coreana (a proposito è notizia di questi giorni che la Corea del Nord ha decorato Fidel Castro con una medaglia d’oro), l’appoggio alla rivoluzione bolivariana di Chavez e il sostegno alle guerriglie marxiste in sudamerica sono essenziali per una pratica comunista internazionalista in sostegno di chi vuol cambiare il mondo. Iniziando dal proprio paese.

Noi pensiamo di aver contribuito nel nostro piccolo al dibattito e, approvando in parte ciò che avete scritto nel vs documento, vi inviamo i nostri più cari saluti comunisti.

 

 

Circolo Culturale Proletario di Genova